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Cos'è il QI?

Non esiste ad oggi un parere unanime della comunità scientifica sulla definizione di intelligenza, infatti sono state proposte numerose teorie in merito e nessuna è stata guidicata come più valida rispetto alle altre. In generale, potremmo dire che è la capacità di adattare il proprio pensiero di fronte al mutare delle circostanze, al fine di raggiungere determinati obiettivi. 

Il QI (quoziente intellettivo) è un concetto in realtà molto semplice, si tratta infatti di un punteggio che ci dice quanto una prestazione si allontana dalla media. Un QI nella media ha valore 100, quindi se disponessimo le persone su una scala da 1 a 100, gli individui al 50° gradino avrebbero un QI di 100 (50° percentile). Questo vuol dire che con un punteggio superiore a 100 si avrà una prestazione superiore alla media e al di sotto il contrario. Solitamente si considerano normali QI tra 85 e 115 (all’interno dei quali ricade circa il 68% della popolazione).

È bene ricordare però che l'intelligenza è un'abilità molto complessa e multicomponenziale, ossia un agglomerato risultante dall'interazione di più abilità, e pertanto la sua misurazione tramite il QI può risultare riduttiva. Per tale motivo il valore del QI sta assumento sempre meno importanza mentre sono maggiormente considerate le principali abilità sottostanti al QI totale. Il QI totale infatti è solo un numero che non ci da informazioni sugli effettivi punti di debolezza e di forza del soggetto, mentre prendere in considerazione le abilità sottostanti può fornire utili indicazioni per comprendere con maggiore chiarezza le difficoltà del bambino e per programmare un intervento individualizzato.

Come si misura?

I test del QI sono delle prove che tentano di stimare l’intelligenza di un individuo in base alle risposte fornite. Il loro più grande problema è che, mancando una chiara definizione di intelligenza, non si sa realmente cosa misurino e infatti molti sono stati costruiti senza reali presupposti teorici. Nonostante tutto, continuano a essere largamente utilizzati per la loro cosiddetta validità predittiva, cioè per la loro capacità di predire (almeno in parte) il successo futuro delle persone nello studio e nel lavoro (mediamente il 20-25% dei risultati futuri).  I test di intelligenza più usati possono essere ricondotti al concetto di intelligenza fluida e intelligenza cristallizzata, dove la prima si riferisce alla capacità di affrontare e risolvere problemi la cui soluzione non dipende da conoscenze pregresse, la seconda invece si identifica con la capacità di utilizzare competenze e conoscenze acquisite con l’esperienza.

Tra i test più usati troviamo le Matrici Progressive di Raven e le scale Wechsler. Nel primo caso si fa riferimento al concetto di intelligenza fluida e di conseguenza i test consistono nella risoluzione di problemi che per essere risolti non richiedono conoscenze pregresse. Si tratta di figure incomplete a cui manca un pezzo per essere completate. Il compito del soggetto è proprio quello di scegliere il pezzo mancante. Nel secondo caso si tratta di test che in parte misurano l’intelligenza fluida e in parte l’intelligenza cristallizzata fornendo un QI multicomponenziale.